dazi per le E-Bike

Ue, ecco i dazi per le E-Bike

La Ue conferma e presenta i dazi per le E-Bike, le biciclette a pedalata assistita proveniente dalla Cina.

Le voci su possibili dazi giravano da un tempo, stavamo solo aspettando una comunicazione ufficiale che è arrivata la scorsa settimana. 

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale Ue L16/108 del 18 gennaio. L’Unione europea ha definitivamente imposto dazi addizionali – dal 18,8% al 79,3% – sulle cosiddette e-bike cinesi, cioè le biciclette ”elettriche” o anche “a pedalata assistita”. Lo ha reso noto – soddisfatto – il segretario generale di Ebma (l’Associazione europea delleimprese europee di cicli), Moreno Fioravanti, che 2 anni fa, aveva denunciato l’aggressiva politica commerciale cinese sul fronte dei prezzi, inducendo Bruxelles ad avviare l’indagine appena conclusa.

Quindi ai normali dazi sui prodotti proveniente dal mercato cinese si aggiungono dazi anti-dumping e anti-subsidy. Le misure prese più o meno grave in base al grado di collaborazione delle aziende cinesi. Che verranno sanzionate sia per aver venduto sotto costo, grazie ai sussidi statali sui costi di produzione (energia, materie prime, sostanze chimiche usate) che hanno inevitabilmente distrutto il reale prezzo di mercato.

Quali saranno le conseguenze?

“Le misure adottate proteggeranno oltre 800 Pmi europee e 90 mila posti di lavoro in Europa dalla concorrenza sleale della Cina. Anzi, le nuove tutele potrebbero portare alla creazione di oltre 4.500 nuovi posti di lavoro europei già nella prima metà del 2019; e alla fabbricazione di 900 mila e-bike quest’anno” così ha commentato Fioravanti.

Ma la battaglia non finisce qui. Perché come nel mercato delle normali biciclette, ma anche nella siderurgia e la ceramica, le aziende cinesi hanno iniziato a trasferire le proprie produzioni o solo le ultime fasi della lavorazione, in paesi limitrofi (tra cui Vietnam e Malesia). Questo è un’escamotage che rischia di far arrivare in Europa dei prodotti comunque sotto costo ma non proveniente dalla Cina e quindi non soggetto ai dazi.

Moreno Fioravanti conclude: “Sarà necessario che gli imprenditori europei verifichino con attenzione che i prodotti che acquistano non siano made in Cina travestiti”.

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